La Storia

Espressione della nobile magnificenza delle ville del casale di Capodimonte sorte nel XIX secolo a coronamento della Reggia, crocevia di nobili ed intellettuali, Tenuta Torelli conserva ancora il suo antico fascino.

Qui visse Donato Piroli Torelli, meglio conosciuto come Tello, scultore di fama e figlio d’arte, che riuscì ad ottenere l’autorizzazione ad edificare la Tenuta nei pressi della Reggia, grazie alle sue capacità di scultore, molto apprezzate dal Re.
Tra le sue opere vanno ricordate:
Altorilievo in bronzo raffigurante il re Vittorio Emanuele III che lo acquistò e lo pose in una sala del Quirinale
Bronzo della regina Elena anch’esso conservato al Quirinale
Bronzo di Gemil Vloraz, illustre pacha albanese (la famiglia Torelli era di origine albanese)
Progetto per un Monumento a Garibaldi (concorso per lo scoglio di Quarto)
Monumento a Nicolò II (concorso per Pietroburgo).

Donato fu adottato nel 1901 insieme alla sorella Teresa (1872) dal commediografo napoletano Achille Torelli che gli dette la possibilità di aggiungere il suo cognome al proprio, per cui da quel momento si chiamò Tello Piroli Torelli. Suo padre Achille fu sovrintendente al teatro di San Carlo a Napoli e autore di numerose opere di successo. In origine cittadino del Regno delle due Sicilie, figlio dell’influente giornalista Vincenzo, simpatizzò con il sentimento nazionale italiano e dopo l’unità d’Italia partecipò alla battaglia di Custoza.
Dopo una breve esperienza al Ministero della Pubblica Istruzione a fianco del ministro Martini (1918-1919) divenne direttore della sezione San Giacomo della medesima Biblioteca nel 1900 e vi rimase per sedici anni distinguendosi come bibliotecario e studioso di febbrile attività. Agli inizi del Novecento, in tarda età sposò Adele Prado e adottò come figlio il nipote e collega bibliotecario Tello Torelli. Il 31 gennaio 1922, intento a riordinare i suoi scritti, si spense.
Il suo talento di commediografo, fu apprezzato da Giuseppe Verdi che rimase inebriato dal suo talento e da Alessandro Manzoni che lo definì onore e speranza del teatro italiano.

Come tutti i raggi del sole per entro una lente si riducono a uno solo, così tutte le potenze delle Arti si riducono ad una sola sul Teatro
A. Torelli

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